
NVIDIA a 5.000 miliardi di dollari: è ancora a buon mercato?
Goldman Sachs mantiene la propria raccomandazione di acquisto su NVIDIA sostenendo che, nonostante sfiori i 5.000 miliardi di dollari di valore in borsa, il titolo sia a buon mercato. Analizziamo i conti reali dell’azienda, i suoi margini, la sua liquidità e i suoi rischi per capire se questa affermazione regge o se dipende dal dare per scontato lo scenario migliore possibile.
Ai primi di luglio 2026, Barron’s ha pubblicato un articolo che riprendeva l’ultima nota di Goldman Sachs su NVIDIA. L’analista James Schneider mantiene la sua raccomandazione di acquisto e il suo prezzo obiettivo di 285 dollari per azione, con un argomento preciso: la valutazione di NVIDIA, dice, “è davvero convincente” dato il suo ritmo di crescita.
Il titolo che si è ripetuto in decine di testate da allora è semplice: NVIDIA, la prima azienda della storia a sfiorare i 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione di borsa, resta a buon mercato.
È un’affermazione che suona quasi contraddittoria. Come può essere “a buon mercato” l’azienda più preziosa mai esistita?
La risposta breve è che “a buon mercato” non significa ciò che significa nel linguaggio comune. In Borsa, economico o costoso non dipende dalla grandezza della cifra, ma da quanto si paga per ogni dollaro di utile che l’azienda genera o che si prevede genererà. Un’azienda da 5.000 miliardi può essere a buon mercato e una da 5 miliardi può essere carissima, a seconda di questo rapporto.
La domanda reale, allora, non è se 5.000 miliardi siano tanti soldi, e lo sono, è più del PIL annuale della maggior parte dei paesi del mondo. La domanda è se l’utile che Nvidia genera e promette di generare giustifichi quel prezzo.
Per rispondere bisogna guardare oltre il titolo: i conti, i margini, la liquidità e, soprattutto, le ipotesi che bisogna dare per buone perché la parola “a buon mercato” abbia senso.
Sintesi esecutiva
| Indicatore | FY2024 | FY2025 | FY2026 |
|---|---|---|---|
| Ricavi | 60.920 M$ | 130.500 M$ | 215.940 M$ |
| Utile netto | 29.760 M$ | 72.880 M$ | 120.070 M$ |
| Margine lordo | — | 75,0% | 71,1% |
| Margine netto | 48,9% | 55,8% | 55,6% |
| Free cash flow | 27.020 M$ | 60.850 M$ | 96.700 M$ |
| EPS diluito | — | 2,97 $ | 4,90 $ |
Anni fiscali di NVIDIA, chiusi a fine gennaio. Fonte: 10-K FY2026 e comunicati sui risultati (SEC).
NVIDIA non ha alcun problema di solvibilità: genera liquidità ben oltre ciò di cui ha bisogno, ha un debito quasi irrilevante e i suoi margini, pur essendo leggermente scesi, restano straordinari per qualsiasi standard industriale.
Il problema non è nel bilancio. È in ciò che bisogna dare per scontato sul futuro perché il prezzo attuale abbia senso: che la spesa mondiale in infrastrutture di intelligenza artificiale praticamente raddoppi da qui al 2027, e che NVIDIA non perda quote di mercato in modo rilevante di fronte a una concorrenza sempre più reale.
La cifra che spaventa: 5.000 miliardi di dollari
NVIDIA ha superato per la prima volta i 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione di borsa nell’ottobre 2025, si è riavvicinata a quella cifra nel maggio 2026 (superandola brevemente secondo alcune fonti) e ai primi di luglio 2026 quota intorno ai 4,7-4,8 mila miliardi, dopo una correzione di circa il 15-17% dal suo massimo storico di 236,54 dollari per azione.
Perché quella cifra abbia senso conviene spiegare cosa sia esattamente la capitalizzazione di borsa: il prezzo di un’azione moltiplicato per il numero totale di azioni in circolazione. Non è “il denaro che possiede l’azienda”, né “quanto costerebbe comprarla per intero” (comprarla per intero costerebbe di più, per il premio di controllo), né una misura diretta degli utili. È, semplicemente, quanto sono disposti a pagare gli investitori, nel loro insieme, per possedere l’intero business, in un dato momento.
Con circa 24,2 miliardi di azioni in circolazione, NVIDIA deve quotare a circa 206 dollari per azione per tornare a superare la soglia dei 5.000 miliardi. Dai 195-198 dollari a cui quotava ai primi di luglio, si tratta di un rialzo di appena il 5-6%.
In altre parole: il numero tondo di 5.000 miliardi è, soprattutto, un traguardo psicologico e giornalistico. Ciò che conta non è se il titolo si trovi da una parte o dall’altra di quella linea, ma quale utile il mercato stia pagando in anticipo comprando l’azione a quel prezzo. Ed è qui che entra in gioco l’affermazione di Goldman.
Cosa dice esattamente Goldman Sachs
Prima di entrare nei conti, conviene essere precisi su cosa sostenga davvero la nota di Goldman, perché buona parte della copertura mediatica semplifica l’argomento fino a renderlo irriconoscibile.
L’argomento di Schneider si regge su tre pilastri:
Primo, il multiplo. NVIDIA quoterebbe a meno di 14 volte la stima di utile di Goldman per l’anno fiscale 2027. È una cifra bassa per un’azienda che, secondo la stessa stima di Goldman, farà crescere i ricavi del 55% il prossimo anno, fino a 635 miliardi di dollari.
Secondo, il confronto storico. Il multiplo attuale sugli utili futuri di NVIDIA (tra 19,8 e 21,7 volte, a seconda che si usi il consenso di mercato o la stessa nota di Goldman) è molto al di sotto della media dell’azienda stessa negli ultimi cinque anni, che si aggira intorno alle 72 volte.
Terzo, il contesto settoriale. Goldman sostiene che quel multiplo non rifletta ancora la spinta che deriverà dal passaggio della spesa in infrastrutture IA dei grandi fornitori cloud (Microsoft, Google, Amazon, Meta), che passerebbe da circa 650 miliardi di dollari nel 2026 a oltre 1.000 miliardi nel 2027.
C’è una sfumatura importante che quasi nessuna testata riporta: la cifra di “meno di 14 volte” non usa il consenso degli analisti, usa la stima propria di Goldman, che è più ottimista del consenso di mercato. Se al posto di quella stima si usa il consenso generale di Wall Street, il multiplo sale a 19,8-21,7 volte. Resta relativamente basso, ma non è più così eclatante come “meno di 14 volte”.
Questo non invalida l’argomento di Goldman. Ma significa che parte della conclusione “è a buon mercato” dipende dal dare per buona, in partenza, la stessa previsione di crescita di chi firma la raccomandazione di acquisto. È un ragionamento parzialmente circolare: NVIDIA è a buon mercato se si realizza lo scenario di Goldman, e lo scenario di Goldman è proprio quello che fa sembrare NVIDIA a buon mercato.
Va anche segnalato che il prezzo obiettivo di Goldman, 285 dollari, è inferiore alla media degli altri analisti che coprono il titolo, che si aggira sui 300-310 dollari. Goldman non è la casa più ottimista su NVIDIA; è, anzi, moderatamente più cauta del consenso.
I conti: crescita reale, margini che risentono
Prima di discutere se il prezzo sia corretto, bisogna capire il business.
Ricavi: crescita straordinaria, ma matematicamente insostenibile allo stesso ritmo
| Anno fiscale | Ricavi | Variazione annua |
|---|---|---|
| FY2023 | 26.970 M$ | — |
| FY2024 | 60.920 M$ | +125,9% |
| FY2025 | 130.500 M$ | +114,2% |
| FY2026 | 215.940 M$ | +65,5% |
| Ultimi 12 mesi (aprile 2026) | 253.490 M$ | — |
Fonte: 10-K FY2026 (SEC), comunicati sui risultati NVIDIA.
L’ultimo trimestre riportato (chiuso il 26 aprile 2026) mostra ricavi per 81.600 milioni di dollari, l’85% in più rispetto a un anno prima, con il business datacenter (la parte che vende GPU per addestrare e far inferire modelli IA) in crescita del 92%, fino a 75.200 milioni.
Il rallentamento percentuale (da +126% a +65%) non è di per sé un brutto segnale: è pura aritmetica. È impossibile mantenere una crescita del 100% in modo indefinito su una base che supera già i 200.000 milioni. Ciò che conta è che, in termini assoluti, ogni trimestre resta un record.
Margini: la parte meno raccontata
| Metrica | FY2025 | FY2026 | Ultimi 12 mesi |
|---|---|---|---|
| Margine lordo | 75,0% | 71,1% | 74,15% |
| Margine operativo | 62,4% | 60,4% | ~64% |
| Margine netto | 55,8% | 55,6% | 62,97% |
Fonte: 10-K FY2026 (SEC).
Il margine lordo, la percentuale di ogni dollaro di vendite che resta dopo aver dedotto il costo diretto di produzione dei chip, è sceso dal 75% al 71,1% nell’ultimo anno fiscale completo. La stessa NVIDIA spiega nel suo 10-K che parte di quel calo deriva da oneri legati alle restrizioni all’esportazione verso la Cina (il chip H20, progettato specificamente per rispettare tali restrizioni, ha generato un onere di 4.500 milioni di dollari in un solo trimestre) e da rettifiche sulle scorte.
È un calo moderato, non allarmante, e i dati più recenti (ultimi dodici mesi) mostrano un certo recupero verso il 74%. Ma conviene tenerlo presente: il margine lordo di NVIDIA non è una linea retta ascendente, e ha già dimostrato di poter muoversi di diversi punti percentuali in base a decisioni regolatorie che l’azienda non controlla.
Liquidità e bilancio: qui non c’è discussione possibile
- Liquidità, equivalenti e titoli negoziabili: 62.600 milioni di dollari a chiusura FY2026.
- Debito a lungo termine: circa 7.500 milioni di dollari. Praticamente irrilevante rispetto alla liquidità disponibile.
- Current ratio: 3,44 volte (per ogni dollaro di debito a breve termine, NVIDIA ha 3,44 dollari di attività liquide).
- Free cash flow FY2026: 96.700 milioni di dollari, quasi il 45% dei ricavi totali.
Nell’FY2026, NVIDIA ha restituito 41.100 milioni di dollari agli azionisti tra riacquisti e dividendi, ha acquisito la startup Groq per 13.000 milioni, e nonostante ciò ha chiuso l’anno con più liquidità che debito. In termini di solvibilità, non c’è alcun argomento serio contro NVIDIA. Il dibattito non è qui.
I multipli, spiegati
Questa è la parte in cui il lettore non specializzato tende a perdersi, quindi merita una pausa esplicativa prima di confrontare le cifre.
P/E (Price to Earnings Ratio): quante volte l’utile annuale attuale è contenuto nel prezzo dell’azione. Un P/E di 30 significa che, al ritmo di utile attuale, ci vorrebbero 30 anni per “recuperare” il prezzo pagato solo con gli utili (ovviamente nessuno compra un’azione per questo; il P/E è un modo per confrontare i prezzi tra aziende diverse, correggendo per la dimensione dell’utile).
Forward P/E (o P/E prospettico): lo stesso, ma usando l’utile che l’azienda si prevede guadagnerà nei prossimi dodici mesi, invece dell’utile già generato. È più rilevante per aziende in rapida crescita, perché il P/E storico può sembrare alto semplicemente perché l’utile di domani sarà molto maggiore di quello di ieri.
PEG ratio: il forward P/E diviso per il tasso di crescita atteso dell’utile. Un PEG di 1 si interpreta solitamente come “prezzo giusto” rispetto alla crescita; sotto 1, potenzialmente a buon mercato; sopra, potenzialmente costoso. È una regola empirica, non una formula esatta.
EV/EBITDA: il valore dell’azienda (capitalizzazione di borsa più debito, meno liquidità) diviso per l’utile operativo prima di interessi, imposte, ammortamenti e svalutazioni. Si usa per confrontare aziende con strutture di debito o fiscali diverse.
Price/Sales: capitalizzazione di borsa divisa per i ricavi. Utile per aziende in cui l’utile è ancora volatile o irrilevante; meno utile per un’azienda come NVIDIA, che ha già utili massicci e stabili.
Chiarito questo, ecco la situazione di NVIDIA ai primi di luglio 2026:
| Multiplo | NVIDIA |
|---|---|
| P/E (su utile degli ultimi 12 mesi) | ~30x |
| Forward P/E (consenso di mercato) | ~19,8-21,7x |
| Forward P/E (secondo la stima propria di Goldman) | <14x |
| PEG ratio | 0,44 |
| EV/EBITDA | ~28,6x |
| Price/Sales | ~18,7x |
Fonte: stockanalysis.com, calcolo proprio per il Price/Sales.
Un PEG di 0,44 è, in effetti, una cifra che normalmente si assocerebbe a un titolo sottovalutato rispetto alla crescita attesa. È il dato singolo più favorevole alla tesi di Goldman.
NVIDIA è cara o a buon mercato rispetto ai suoi comparabili?
| Azienda | Capitalizzazione appross. | Forward P/E appross. |
|---|---|---|
| NVIDIA | 4,7-4,8 mila miliardi $ | 19,8-21,7x (consenso) / <14x (Goldman) |
| Apple | 4,3 mila miliardi $ | ~31x |
| Alphabet | 4,2-4,3 mila miliardi $ | ~19-21,6x |
| Microsoft | 2,8-3,2 mila miliardi $ | ~30-33x |
| Amazon | 2,6-2,8 mila miliardi $ | ~30-40x |
| Meta | 1,6-1,7 mila miliardi $ | ~19,8-22x |
| Broadcom | 1,8 mila miliardi $ | ~19,8-22,9x |
Fonte: The Motley Fool, Alpha-Sense, stockanalysis.com, GuruFocus, Investing.com (varie date di luglio 2026).
Prendendo il forward P/E di consenso, NVIDIA quota in linea con Alphabet, Meta e Broadcom, e ben al di sotto di Microsoft, Amazon e soprattutto Apple. Questo è, letteralmente, l’argomento che circola in diverse testate finanziarie: “NVIDIA ha la valutazione più bassa tra le cinque maggiori aziende del mondo”.
È un dato vero. Ma merita una sfumatura importante: Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon e Meta hanno business diversificati, con ricavi ricorrenti e molteplici fonti di domanda (pubblicità, abbonamenti, software aziendale, e-commerce). NVIDIA dipende, invece, da un numero ristretto di clienti, gli stessi hyperscaler della tabella precedente, che stanno inoltre investendo attivamente nello sviluppo di chip propri per dipendere meno da NVIDIA in futuro.
Confrontare il multiplo di NVIDIA con quello di Apple senza correggere per questa differenza di rischio è, probabilmente, la semplificazione più frequente, e più fuorviante, di tutta la copertura mediatica su questa storia.
Cosa deve accadere perché il prezzo attuale abbia senso
Perché la valutazione attuale di NVIDIA regga senza sorprese, devono verificarsi, più o meno, tutte queste condizioni insieme:
- La spesa degli hyperscaler in infrastrutture IA deve accelerare, da circa 650 miliardi di dollari nel 2026 a oltre 1.000 miliardi nel 2027, senza frenate per mancanza di ritorno dimostrato di quell’investimento.
- NVIDIA deve continuare a dominare il mercato delle GPU nonostante l’avanzata dei chip proprietari dei suoi clienti (TPU di Google, Trainium di Amazon) e di fornitori come Broadcom, che già fattura tra il 100% e il 200% in più ogni trimestre in chip IA.
- La prossima generazione di chip (Vera Rubin) deve arrivare senza ritardi rilevanti. Qui c’è già un segnale d’allarme: un problema di scheda elettronica ha ritardato al 2028 il sistema che succederà a Vera Rubin, secondo quanto riportato da diverse testate finanziarie ai primi di luglio 2026.
- I margini devono restare alti, nonostante la maggiore concorrenza e il fatto che gli stessi clienti di NVIDIA, che acquistano decine di miliardi di dollari in chip, abbiano sempre più potere negoziale.
- La Cina dovrebbe, idealmente, tornare a essere un mercato reale. Al momento non lo è: nonostante gli Stati Uniti abbiano autorizzato la vendita di alcuni chip (H200) ad aziende cinesi, le autorità di Pechino stanno orientando le proprie aziende tecnologiche verso fornitori nazionali, e fino a metà maggio 2026 non era stato venduto un solo chip H200 in Cina nonostante l’autorizzazione. Quel mercato arrivò a generare tra i 12.000 e i 15.000 milioni di dollari annui per NVIDIA.
Nessuna di queste cinque condizioni è di per sé assurda. Il problema è che la valutazione attuale, in fondo, richiede che tutte e cinque si verifichino simultaneamente e senza attriti rilevanti per almeno due anni.
Dietro il titolo
La notizia è che Goldman Sachs mantiene la propria raccomandazione di acquisto su NVIDIA sostenendo che il titolo resti a buon mercato, nonostante sfiori i 5.000 miliardi di dollari di valore in borsa.
E in senso strettamente matematico, Goldman ha ragione: sotto le proprie ipotesi di crescita, il multiplo che si paga oggi per NVIDIA è effettivamente basso, sia rispetto alla storia stessa dell’azienda sia rispetto a gran parte dei suoi comparabili tecnologici.
Ma quell’affermazione nasconde una trappola sottile, la stessa trappola che accompagna buona parte del dibattito sulle grandi tecnologiche nel 2026: un multiplo basso su un utile futuro è un affare solo se quell’utile futuro arriva davvero. E l’utile futuro che fa sembrare NVIDIA a buon mercato non è uno scenario prudente. È uno scenario in cui la spesa mondiale in infrastrutture di intelligenza artificiale praticamente raddoppia in un anno, e in cui NVIDIA non cede terreno rilevante di fronte a una concorrenza che, mese dopo mese, diventa più reale.
NVIDIA non ha alcun problema di bilancio: genera liquidità come poche aziende nella storia, ha un debito quasi irrilevante e i suoi margini, pur essendo leggermente calati, restano straordinari. Non è questo il dibattito.
Il dibattito reale è se valga la pena pagare oggi un prezzo che ha senso solo se il ciclo di investimento in intelligenza artificiale si sostiene, senza incrinature, per i prossimi due anni; se la concorrenza dei chip proprietari dei suoi clienti non avanza più del previsto; e se la Cina resta, come finora, un mercato chiuso che non conta né in bene né in male nei conti.
Che l’affermazione di Goldman sia ragionevole non la rende prudente. E che suoni controintuitiva, “l’azienda più grande della storia resta a buon mercato”, non la rende, automaticamente, falsa. È, soprattutto, una scommessa molto precisa su quanto velocemente e in modo pulito continuerà a crescere il business dell’intelligenza artificiale. La grandezza della cifra, 5.000 miliardi di dollari, non dice nulla da sola. Ciò che c’è dietro quella cifra sì.